
REPORT PROGETTO DOLINE E SITI TRIVENETI 2009-2010
PARTE 4
Un'analisi
del gradiente verticale di temperatura minima fra le doline al paragone con
quello di siti ordinari quali quelli coperti dalla rete meteorologica
Arpa-Veneto
Aggiornamento
al 2009/2010
Ettore
Dal Farra
Revisione
4, 16 settembre 2010.
1.
Il gradiente verticale di temperatura.
Nello studio dei fenomeni meteorologici si fa frequentemente riferimento al fatto che la temperatura dell'aria tenda a variare sistematicamente con l'altitudine, e per la precisione alla circostanza che nella troposfera – lo strato più basso dell'atmosfera – al crescere della quota rispetto ad un'altitudine di riferimento si osservino temperature generalmente decrescenti, salvo in un primo strato a ridosso del suolo nel quale si manifesta in alcune circostanze il fenomeno dell'inversione termica. L'entità della variazione di temperatura per unità di altitudine, detta gradiente verticale di temperatura, è variabile e dipende da numerosi fattori, ma il suo valore medio viene indicato generalmente in circa -0,65°C ogni 100 metri di aumento dell'altitudine - vedere ad esempio Rigutti (2007) e Colacino e Conte (1995).

Fig.
1: Temperature medie a tre diversi livelli di altitudine rilevate in serie
pluriennali di radiosondaggi effettuati due volte al giorno a Udine-Campoformido
dall'Aeronautica Militare tra il 1963 e il 1976. Il gradiente verticale di
temperatura risulta pari a -6,1°C per 1000 metri di altitudine.
Questo
significa che fra due punti posti lungo la medesima colonna verticale d'aria
distanti tra loro 100 metri osserveremmo mediamente 0,65°C di differenza di
temperatura, con il punto più alto che verrebbe ad essere 0,65°C più freddo,
in media, del punto più basso. Se la distanza verticale fra i due punti salisse
a 1000 metri, si dovrebbe osservare una differenza media di temperatura di circa
6,5°C tra di loro, con il punto più alto ancora una volta in condizioni di
temperatura più bassa di quello più basso. Vediamo in figura 1 un esempio di
variazione della temperatura media al variare dell'altitudine, ottenuto
elaborando i dati rilevati per mezzo di radiosondaggi effettuati a Udine
dall'Aeronautica Militare tra il 1963 e il 1976:

Fig. 2: Confronto fra il gradiente verticale di temperatura ricavato dai radiosondaggi di Udine (1963-1976) e quello ricavato dal modello statistico di Claps, Giordano e Laguardia (2003).
Come
è possibile osservare, nella libera atmosfera la temperatura nell'intervallo
considerato – tra circa 550 e circa 1950 metri – si mostra decrescente in
modo costante, con un gradiente di -6,1°C per ogni 1000 metri di aumento
dell'altitudine. All'altitudine di 560 metri sul livello del mare infatti la
temperatura media è di circa 11°C, a 1480 metri è pari a circa 5°C e a 1970
metri circa corrisponde a 2,3°C.
Anche
gli studi basati su stazioni al suolo rivelano l'esistenza di un fattore di
proporzionalità fra la temperatura e l'altitudine, per la semplice ragione che
la temperatura al suolo dipende in buona parte dalla temperatura della massa
d'aria che investe la zona al momento della misurazione. A parità di altri
fattori, infatti, in presenza di aria calda proveniente dall'Africa misureremo
temperature relativamente elevate, e in presenza di masse d'aria molto fredda
proveniente dall'artico misureremo temperature relativamente basse. Il gradiente
verticale di temperatura relativo a punti al suolo anziché in libera atmosfera
può essere stimato esaminando le temperature rilevate da stazioni
meteorologiche posizionate a diverse altitudini e confrontandole tra di loro
tenendo conto delle altitudini stesse. Ad esempio è possibile calcolare la
media delle temperature rilevate dalle stazioni al livello del mare, la media
delle temperature rilevate da stazioni situate a 1000 metri sul livello del
mare, e poi calcolare la differenza fra le due medie delle temperature.
Attraverso l'uso di tecniche di analisi statistica di maggior complessità è
possibile ricavare il gradiente verticale di temperatura di una certa zona
relativo a periodi prolungati o a singoli giorni o ore o ad istanti precisi
senza bisogno di disporre di stazioni ad altitudini prefissate ma formalizzando
la relazione fra temperatura e altitudine attraverso un idoneo modello.
Ad esempio, Claps, Giordano e Laguardia (2003) in uno studio basato sulle temperature medie di serie storiche almeno decennali relative a 754 diverse stazioni meteorologiche distribuite sul territorio italiano a diverse altitudini, hanno stimato un gradiente altitudinale di temperatura media pari a -6,4°C per 1000 metri di altitudine, che tenendo conto anche della latitudine diviene di circa a -5,3°C per 1000 metri di altitudine. Claps e Sileo (2001) in uno studio sulle temperature medie rilevate da 80 stazioni meteorologiche con almeno 20 anni di dati rilevati nell'Italia meridionale hanno stimato un gradiente verticale di temperatura pari a -6,3°C per 1000 metri di altitudine.
Si può presumere che il gradiente verticale di temperatura ottenuto dai dati di stazioni meteorologiche distribuite su tutto il paese differisca da quello ricavato usando solo stazioni del Sud a causa della presenza al Nord della Pianura Padana e di siti di fondovalle alpini, aree cioè caratterizzate da accentuate inversioni termiche da cui dipendono basse temperature invernali con effetti anche sulle temperature medie complessive.
In
figura 2 è esposto un paragone fra la retta che esprime il gradiente verticale
di temperatura ottenuta dai radiosondaggi di Udine Campoformido del periodo
'63-'76 e quella ricavata dai dati misurati da stazioni al suolo.

Fig.
3: Gradiente verticale di temperatura media annua del 2008 stimato sulla base
delle misure effettuate da 591 stazioni meteorologiche italiane. Il gradiente
risulta pari a -5,7°C per 1000 metri di altitudine. Fonte: elaborazione su dati
reperiti in SCIA.
Tale confronto rende evidente che l'andamento della temperatura al suolo al crescere dell'altitudine, nell'intervallo considerato non differisce in modo troppo accentuato da ciò che avviene nella libera atmosfera.
Si osserva peraltro che basandoci sulle stazioni al suolo troviamo temperature alle minori altitudini più basse di quelle rilevate dai radiosondaggi. Questo può dipendere dal fatto che alle minori altitudini sono più frequenti le stazioni in piano con basse temperature minime che abbassano le temperature medie mentre alle maggiori altitudini sono più frequenti le stazioni in pendio con temperature minime relativamente alte, e questa circostanza può attenuare il gradiente verticale di temperature per le stazioni al suolo rispetto a quello in libera atmosfera dove non si dà piano o pendio ma solamente massa d'aria senza suolo vicino.
Applicando
metodi di analisi simili a insiemi di dati contemporanei si ottengono peraltro
risultati relativamente simili. Ad esempio, in figura 3 è presentato un
diagramma a dispersione che esprime la relazione fra temperatura media annua del
2008 e altitudine in 591 stazioni meteorologiche italiane, mentre la linea retta
che interpola i punti rappresenta il relativo gradiente verticale di temperatura
ottenuta attraverso la tecnica della regressione lineare.
2.
Il gradiente verticale di temperatura minima nelle doline nel 2009/2010.
Gli studi effettuati sulle doline hanno evidenziato una notevole capacità di queste ultime di produrre temperature minime estremamente basse, di cui il rapporto al quale appartiene questo contributo fornisce ampia e dettagliata documentazione. In letteratura e nei rapporti di ricerca si trovano studi, effettuati da ricercatori di diversi ambiti geografici, che riportano valori di temperatura sbalorditivi, come i -35°C raggiunti nel 2005 nella piana di Valmenera in Cansiglio, i -49°C rilevati nella dolina slovena di Mrzla Komna e i -40°C misurati a Campoluzzo sull'Altopiano di Asiago a inizio gennaio 2009, o i -23°C a Buse Maran a pochi chilometri da Vicenza nello stesso periodo. Quello che vi è di più sorprendente in questi valori, tuttavia, non è tanto l'entità numerica delle temperature raggiunte in questi siti, quanto le altitudini relativamente basse alle quali si raggiungono tali picchi di gelo. La conca di Valmenera infatti ha fondo a 905 metri slm, Buse Maran è a 336 metri slm, Campoluzzo si trova a 1765 metri e Mrzla Komna a 1592 metri sul livello del mare. Ciò nondimeno si sono verificate e si verificano ancora in questi luoghi temperature che alle nostre latitudini è raro osservare persino oltre i 3500 metri di quota.
Nel corso degli studi effettuati nel Triveneto dal 2006/2007 in avanti
comparando le temperature minime di diverse doline situate a varie altitudini e
rapportandole alle misure effettuate simultaneamente da stazioni meteorologiche
appartenenti a reti dotate di finalità di monitoraggio ambientale ordinario, si
sono presentati degli indizi che parevano suggerire delle peculiarità nella
relazione fra temperature minime e altitudine nelle doline stesse, peculiarità
che le porterebbero a sfuggire al criterio generale dei circa -6,5°C ogni 1000
metri di quota illustrato sopra. Nei seguenti paragrafi di questo lavoro saranno
comparate le temperature minime rilevate nelle doline e quelle rilevate
dall'Arpa Veneto, la cui rete di monitoraggio ambientale copre una grande varietà
di siti, tipi e morfologie di suolo e costituisce una valida base per valutare
le misure ottenute nelle frost-hollow in un quadro comparativo. I
gradienti verticali di temperatura delle doline e delle stazioni situate in
punti “normali” saranno a loro volta paragonati al fine di valutare l'entità
di eventuali fenomeni particolari e di quantificarli.
3.
Il gradiente verticale di temperatura minima della rete Arpav: il 4 gennaio
2009.
Per gran parte del Nordest Italia, il 4 gennaio è stato il giorno più freddo dell'inverno 2008-2009. Le misure effettuate in tale giorno ci possono fornire un buon esempio della relazione fra altitudine e temperatura minima sotto irruzione fredda in luoghi non selezionati sulla base di un particolare microclima freddo, bensì normali, medi, scelti spesso con il criterio di essere rappresentativi di aree relativamente vaste come paesi, città e zone di campagna in modo che con un numero limitato di stazioni meteorologiche si possano avere rilevazioni utili per stimare le condizioni di un grande territorio.

Fig. 4: Gradiente verticale di temperatura
minima del 4 gennaio 2009 della rete Arpav stimato sulla base delle misure
effettuate da 160 stazioni meteorologiche venete. Il gradiente risulta pari a
-2,3°C per 1000 metri di altitudine. Fonte: elaborazione su dati tratti dal
sito internet Arpav.
La media delle temperature minime rilevate da 160 stazioni della rete meteorologica Arpav (tali temperature minime sono pubblicate quotidianamente dall'Arpav all'indirizzo internet http://www.arpa.veneto.it/upload_teolo/cmt_meteo/stazioni/realtime/tmin.txt) il 4 gennaio 2009 è pari a -8,8°C (con deviazione standard di 3,5°C), mentre l'altitudine media delle stazioni stesse è di 483 metri sul livello del mare. In figura 4 è presentato un grafico a dispersione che illustra la relazione fra temperatura minima del 4 gennaio 2009 e altitudine delle 160 stazioni Arpav utilizzate (la stazione Arpav in Valmenera (Cansiglio) è esclusa da questo computo in quanto utilizzata più avanti come dolina.). Nel grafico, l'asse orizzontale rappresenta l'altitudine, l'asse verticale rappresenta la temperatura minima, e i singoli punti rappresentano ciascuno una stazione meteorologica. Ogni punto ha coordinate date dall'altitudine (asse orizzontale) e temperatura minima (asse verticale) della corrispondente stazione. Possiamo notare all'estremo destro del grafico il punto relativo alla stazione in Marmolada, a un'altitudine di circa 3300 metri slm e con una temperatura minima di circa -18°C.
Come possiamo osservare, la cosiddetta
“nuvola” di punti è molto meno compatta di quella vista in precedenza
riferita alle temperature medie annue (figura 3). Si tratta infatti di dati di
un solo giorno – e non di un intero anno – e di temperature minime – e non
medie: questo rende il fenomeno intrinsecamente
più variabile e asistematico e i trend più confusi. La linea retta diagonale
che attraversa il grafico rappresenta il gradiente verticale di temperatura
minima al crescere dell'altitudine. Il 4 gennaio il valore di questo gradiente
è stato di -2,3°C per 1000 metri. Grazie alla scarsa ventilazione si sono
verificate, infatti, condizioni favorevoli all'inversione termica e allo
sviluppo di temperature minime molto basse nei siti pianeggianti, in conca, e
nelle parti basse delle valli, mentre per i siti in altura e in pendio la
temperatura relativamente modesta della massa d'aria (che ha toccato appena i
-8,1°C all'isobara di riferimento di 850 hPa,
dato rilevato dal radiosondaggio di Udine-Campoformido)
non ha permesso di raggiungere valori molto bassi.
Intercetta
= -7,6°C
Pendenza
= -2,3°C
Varianza spiegata = 17%
La
retta nella figura ha quindi equazione
Ŷ
= -7,6 -2,3*altitudine
Questo
ci dice che in base al modello lineare si è avuta una media delle temperature
minime di circa -7,6°C al livello del mare (ricordiamo che l'intercetta
è il valore di Y nel punto ove la retta interseca l'asse Y stesso in
corrispondenza di X=0, e per altitudine pari a 0 metri abbiamo appunto il
livello medio del mare), con una decrescita di
2,3°C ogni 1000 metri di aumento di altitudine. E' da notare che i valori
Ŷ previsti dal modello sono quelli che giacciono esattamente lungo la
retta; la gran parte dei valori di temperatura osservati Yi,
tuttavia, non cadono esattamente sulla retta e distano da essa di una grandezza
pari a
Yi
– Ŷi = residuo
La
misura del residuo ci dice di quanti gradi celsius (°C) la temperatura minima
rilevata da una determinata stazione (Yi) dista dal valore che si
sarebbe avuto in quello stesso sito se questo avesse avuto esattamente la
temperata minima corrispondente a quanto previsto dal modello del gradiente
verticale per la medesima altitudine (Ŷi).
4. Il gradiente verticale di temperatura minima nelle doline: le temperature
minime assolute della stagione 2008/2009.
Grazie alla pubblicazione sul sito internet
Meteotriveneto dei dati misurati nelle doline nel corso del loro monitoraggio
estensivo dell'inverno 2008/2009, è possibile avere accesso a queste misure e
utilizzarle per le analisi. Questo fornisce l'occasione di disporre di un
insieme relativamente esteso di dati riguardanti misurazioni di buona qualità
effettuate con strumentazione tecnicamente valida e omogenea in un discreto
numero di doline. Ciò consente a sua volta di non comparare solamente poche
doline l'una con l'altra o con una rete standard di riferimento, ma di svolgere
dei confronti di maggiore portata nei
quali eventuali tendenze e peculiarità possano essere esaminate e interpretate.
In particolare, la disponibilità di dati relativi a molte doline permette di
identificare quei fenomeni che nelle doline paiono manifestarsi in modo corale o
quantomeno sistematico, evitando di capitalizzare eventi singoli che potrebbero
essere dovuti a fenomeni singolari o accidentali di natura irripetibile. Un
aspetto di grande interesse è proprio l'investigazione del gradiente verticale
di temperatura minime, valutato stavolta utilizzando i dati delle sole doline.
In questa sezione sarà esaminato il gradiente verticale relativo alle
temperature minime assolute registrate nelle doline sottoposte a monitoraggio.
È da sottolineare il fatto che, come per la rete Arpav, anche per la
maggioranza delle doline la temperatura minima più bassa dell'inverno si è
verificata il 4 gennaio 2009.
La
media delle temperature minime assolute stagionali (2008/2009) delle 27 doline
monitorate è pari a -31,0°C (deviazione standard 7,1°C) a un'altitudine media
di rilevazione di 1466 metri sul livello del mare. Sebbene sia stata ottenuta ad
altitudini medie più elevate della media delle altitudini della rete Arpav
(pari a 483 metri slm), la media delle minime di -31°C delle doline risulta da
subito intuitivamente interessante: secondo il criterio del gradiente medio di
circa -5,5/-6,5°C ogni mille metri, dovremmo aspettarci infatti una media delle
minime delle doline di circa 6°C più bassa di quella della rete Arpav,
aspettativa a fronte della quale troviamo invece ben 22°C in meno. Questo
risultato indica senz'altro delle peculiarità sistematiche delle doline, perché
non è un valore ottenuto da solo una o due postazioni di misura, ma un
risultato corale e sistematico. Con questo, abbiamo osservato che le doline
hanno manifestato un valore di temperatura minima assoluta più estremo in
negativo di quello evidenziato dalle stazioni in posti normali come campagne,
paesi, città, versanti e vette che caratterizzano reti di monitoraggio
ambientale come quella Arpav o altre. Ma non è ancora stato esplorato il tema
del gradiente verticale di temperatura. Qual è la relazione fra altitudine e
temperatura minime fra le doline? La temperatura decresce di circa 5,5/6,5°C
ogni 1000 metri come ci aspetteremmo in base ai gradienti reperiti in
letteratura o a quello calcolato sulla base dei radiosondaggi? Ovvero, al
variare dell'altitudine le doline si comportano in modi peculiari esibendo
decrescite della temperatura di proporzioni sorprendenti, oppure a parte valori
mediamente più bassi compongono un gradiente verticale simile a quello di
luoghi qualunque come quelli coperti dalle varie reti regionali? Il modello di
regressione lineare applicato in precedenza ai dati delle temperature minime
rilevate dall'Arpav, può essere applicato anche alle temperature minime
assolute rilevate nelle doline, e i risultati ottenuti possono contribuire a
rispondere ad alcune di queste domande.

Fig. 5: Gradiente verticale di temperatura
minima assoluta stagionale delle doline monitorate. Il gradiente risulta pari a
-9,8°C per 1000 metri di altitudine, con intercetta pari a -16,7. Fonte:
elaborazione su dati tratti dal sito internet Meteotriveneto.
I
parametri del modello di regressione per la stima dei coefficienti di una retta
interpolante dei dati relativi alle temperature minime e alle altitudini delle
doline di forma
Ŷ
= intercetta +pendenza*altitudine
corrispodono
a
Intercetta
= -16,7°C
Pendenza
= -9,8°C
Varianza
spiegata = 74%
Questi
risultati sono degni di commento. La media delle temperature minime stimata per
delle ipotetiche doline situate al livello del mare risulta pari a -16,7°C, e
quindi ben più bassa del valore di -7,6°C relativo alla normale rete Arpav.
Il gradiente verticale di temperatura a sua volta risulta molto più
grande di quello ottenuto analizzando le temperature minime del 4 gennaio
relative alla rete Arpav. Questi risultati sembrano indicare che non solo le
doline producono temperature minime mediamente inferiori a quelle rilevabili in
posti normali come campagne, città e paesi qualunque – effetto colto
dall'intercetta – ma queste temperature minime paiono decrescere più
velocemente al crescere della quota rispetto a quanto mediamente non si
verifichi nei posti normali, portando le temperature minime delle doline a
divergere da quelle dei posti normali in modo crescente con l'altitudine: più
si va in alto, più la differenza fra le temperature minime esibite dalle doline
e le temperature minime dei luoghi normali aumenta. Questo può essere
visualizzato tracciando un grafico che rappresenta le rette descritte dalle due
equazioni di regressione.
(1)
Rete Arpav: Ŷ =
-7,6 -2,3*altitudine
(2) Doline: Ŷ = -16,7 -9,8*altitudine

Fig. 6: Gradiente verticale di
temperatura minima della rete Arpav (4 gennaio 2009) e delle doline. Fonte:
elaborazione su dati tratti dal sito internet Meteotriveneto e dal sito internet
Arpav.
5.
Confronto statistico fra i gradienti verticali di temperatura minima di doline e
rete Arpav relativi alla stagione 2008/2009.
I
risultati fin qui illustrati sono di grande interesse. Due analisi statistiche
separate paiono infatti indicare che le doline oltre a presentare temperature
minime mediamente assai più basse sappiano per così dire trasformare
l'altitudine in freddo o cogliere il freddo presente alle varie altitudini ed
amplificarlo localmente per effetto delle loro varie caratteristiche
topografiche in modo diverso e più deciso rispetto ai siti normali coperti
dalla rete Arpav. Questo due analisi separate visulizzano efficacemente il
fenomeno e consentono di quantificarlo almeno approssimativamente, ma non
costituiscono un test statistico formale che consenta di valutare l'entità
delle differenze osservate e la loro significatività. Questo test può essere
effettuato analizzando simultaneamente i dati delle doline e quelli della rete
Arpav in un unico modello i cui coefficienti abbiano il ruolo di formalizzare le
relazioni fra le temperature e le altitudini e le differenze fra queste
relazioni tra doline e rete meteorologica standard. Il modello proposto per
questo test è nuovamente un modello di regressione, in una variante detta anche
“dissimilar regression” (Gujarati 2003: 307), ossia una specificazione nella
quale le intercette e le pendenze sono libere di variare fra rete Arpav e doline
e degli appositi coefficienti quantificano le differenze fra i due gruppi di
stazioni e ne valutano la significatività.
Tale modello avrà equazione
(3)
Ŷ = a + b*altitudine + d*D + e*(D*altitudine)
dove
D è una variabile dicotomica che assume il valore di 1 per le doline e 0 per
tutte le altre stazioni. Stimando questo modello ricaveremo un set di parametri
che sintetizzano il comportamento delle doline e delle stazioni Arpav
simultaneamente. Il termine a quantificherà l'intercetta relativa alla
rete Arpav, il termine b corrisponderà al gradiente verticale di
temperatura della rete Arpav stessa, mentre il termine d ci dirà di quanto
l'intercetta delle doline differisca da quella della rete Arpav, e il
coefficiente e esprimerà di quanto la pendenza (cioè il gradiente
verticale) delle doline differisca da quella della rete Arpav. A ciascun
parametro saranno associati i pertinenti test statistici di significatività e
sarà possibile valutare se alcuni di essi possano o debbano essere considerati
sostanzialmente diversi da zero.
In tabella 1 sono riportate le principali informazioni relative alla
stima del modello utilizzando i dati delle doline e della rete Arpav. Il modello
ottiene una varianza spiegata pari a 86%, valore migliore di quelli ottenuti in
ciascuna delle due precedenti analisi separate che indica che il modello pare
adattarsi ragionevolmente bene ai dati. Le stime dei coefficienti appaiono in
ordine, senza valori incompatibili con le scale delle variabili utilizzate e
senza coefficienti non calcolabili o infiniti.
|
Tabella
1. Analisi di regressione del modello in equazione (3). Stime dei minimi
quadrati con errori standard robusti e intervalli di confidenza basati
sugli errori standard robusti. |
||||||
|
N |
187 |
|
|
|
|
|
|
F(
3,183) |
370,67 |
|
|
|
|
|
|
Prob
> F |
<0,001 |
|
|
|
|
|
|
Varianza
spiegata |
86% |
|
|
|
|
|
|
RMSE |
3,31 |
|
|
|
|
|
| Coefficiente | Stima | Errore standard | t-value | P>|t| | Limiti intervallo di confidenza al 95% | |
| inferiore | superiore | |||||
|
intercetta
(a) |
-7,64 |
0,24 |
-32,49 |
<0,001 |
-8,1 |
-7,2 |
|
altitudine
(b) |
-2,32 |
0,44 |
-5,25 |
<0,001 |
-3,2 |
-1,5 |
|
dolina
(d) |
-9,03 |
1,85 |
-4,88 |
<0,001 |
-12,7 |
-5,4 |
| altitudine*dolina (e) | -7,43 | 1,24 | -6,0 | <0,001 | -9,9 | -5,0 |
Sostituendo
nell'equazione (3) i parametri con i coefficienti stimati otteniamo:
(4)
Ŷ = -7,6 -2,3*altitudine -9,0*dolina -7,4*altitudine*dolina
dove
i termini di intercetta e pendenza si applicano a tutte le postazioni, e quelli
con l'indicazione “*dolina” si applicano solo alle doline. Tale equazione ci
permette di ricostruire i valori previsti dal modello sia per le doline sia per
la rete Arpav applicando a ciascuna stazione i termini pertinenti.
Questi risultati sono sovrapponibili a quelli ricavati dai due singoli
modelli separati come illustrato in figura 6, e corroborano l'ipotesi che la
relazione fra temperature minime e altitudine differisca fra le doline e la rete
Arpav. Le stime dei coefficienti e i loro test di significatività paiono
infatti corroborare l'ipotesi che vi sia una differenza sostanziale, di circa
9,0°C fra l'intercetta delle doline e quella della rete Arpav. Questo indica
che a pari quota le doline esibiscono temperature minime assolute più basse
della rete Arpav, e all'altitudine di 0 metri slm, cioè al livello del mare, le
doline si mostrerebbero mediamente 9,0°C più fredde della media della rete
Arpav. Per quanto riguarda la pendenza, il modello ribadisce il risultato che la
temperatura nelle doline decresca più velocemente di quanto evidenziato a
proposito della rete Arpav, e per la precisione di circa 7,4°C in più per ogni
1000 metri di altitudine rispetto alla rete Arpav. Quindi non solo si ha più
freddo in media, ma nelle doline la temperatura decresce al crescere della quota
più velocemente di quanto non avvenga nei siti normali.
Questo
fenomeno è suscettibile di essere interpretato in funzione di diverse possibili
cause. Da un lato, ad esempio, al crescere dell'altitudine si abbassano
sistematicamente le temperature medie della massa d'aria a causa del normale
gradiente verticale di temperatura che abbiamo visto nei primi paragrafi
utilizzando dati da radiosondaggio, e questo ha effetti sulla vegetazione e
sulla copertura erbosa. A maggiori quote è plausibile che il fondo sia più
spesso costituito da pietra nuda o erba, e che non vi siano nei paraggi boschi e
cespugli suscettibili di frenare la discesa della temperatura. Al crescere
dell'altitudine aumenta anche, in genere, la copertura nevosa: i luoghi più
alti sono più frequentemente e più prolungatamente coperti da manti nevosi più
spessi di quelli che caratterizzano i luoghi più bassi, garantendo alle doline
in quota un effetto albedo più accentuato e prolungato. All'aumentare della
quota tende inoltre a diminuire l'umidità relativa media, parametro che ha
anch'esso un effetto sul raggiungimento di temperature minime molto basse. Al
crescere dell'altitudine, inoltre, si osserva una variazione della composizione
dell'atmosfera in modi che favoriscono le variazioni di temperatura e la
dispersione di calore per irraggiamento. Il campo, peraltro, è ancora tutto da
esplorare e saranno necessari ulteriori approfonditi e prolungati studi per
chiarire meglio le dinamiche delle temperature minime estreme nelle doline e i
modi in cui le temperature in dolina differiscono da quelle che si riscontrano
nei lughi abituali della vita di tutti i giorni. Le considerazioni appena
esposte, su copertura nevosa, vegetazione, e umidità, infatti, valgono
ugualmente anche per i siti non in dolina, e rimane da chiarire perché tali
fattori dovrebbero esercitare gli ipotizzati effetti sulle temperature minime
nelle doline in misura maggiore di quanto non li esercitino nei punti non in
dolina. A livello di approfondimento, parrebbe auspicabile anche lo svolgimento
di un'analisi separata del gradiente verticale di temperatura nelle doline che
tenesse conto di fattori morfologici di ciascuna di loro come sky-view factor,
profondità e volume, dimensioni che non sono state qui considerate a causa
dell'indisponibilità delle relative misure per tutti i siti, poiché i fattori
esplicativi delle sorprendenti performance termiche delle doline rispetto ai
punti normali potrebbero risiedere proprio lì, in attesa di essere esaminati.
6.
Le doline più performanti rispetto alla rete meteorologica Arpav nella stagione
2009/2010.
Grazie
all'analisi condotta nel paragrafo 3, relativa al gradiente verticale di
temperatura nella rete Arpav nel giorno durante il quale buona parte delle
stazioni della rete hanno misurato la loro temperatura minima più bassa
dell'inverno, possiamo esaminare le temperature minime assolute raggiunte dalle
doline confrontandole con un riferimento costituito da un gruppo di stazioni
poste in siti ordinari, costituito dalla rete Arpav stessa.
Per
ognuna delle 26 doline, possiamo calcolare la quantità
scartoi
= tmini - (-7,6-2,3*altitudinei)
ossia
scartoi
= tmini +7,6+2,3*altitudinei
che
corrisponde alla differenza fra la temperatura minima assoluta stagionale
osservata in ciascuna dolina e la temperatura minima attesa alla sua stessa
altitudine in base al modello 1, che valuta il gradiente verticale di
temperatura della rete Arpav in quella che per buona parte delle stazioni Arpav
e delle doline possiamo considerare la notte più fredda dell'inverno 2008/2009
(solo per buona parte, e non per tutte, perché alcune doline hanno
registrato la loro temperatura minima assoluta la notte del 9 gennaio, quando
con una massa d'aria pur meno fredda si sono avute condizioni più favorevoli di
umidità e vento, mentre in alcune stazioni Arpav la temperatura minima più
bassa si è registrata in febbraio in occasione di un'altra consistente
irruzione fredda).
In figura 7, che raffigura nello stesso piano cartesiano sia le stazioni
Arpav che le postazioni di misurazione in dolina e associa a ciascun gruppo di
stazioni il rispettivo gradiente di temperatura, questa operazione equivale a
misurare la distanza (in verticale) del punto relativo a ciascuna dolina dalla
retta del gradiente verticale di temperatura della rete Arpav. Questa misura
indica a sua volta di quanto il valore di temperatura minima in dolina si
allontani da quello che mediamente ci saremmo aspettati a proposito di una
stazione Arpav in un sito qualunque di cui si conosca solo l'altitudine.
Fig. 7. Relazione fra
temperatura minima ed altitudine, e gradienti verticali di temperatura, della
rete Arpav e delle doline.
Nella successiva tabella 2 sono listate le doline,
con le rispettive altitudini, le rispettive temperature minime assolute, e i
rispettivi scarti dalla retta delle minime relative alla rete Arpav, che
possiamo considerare “residui” rispetto al modello Arpav. In tale tabella si
rende immediatamente evidente come i risultati ottenuti dalle doline nelle
temperature minime siano decisamente anomale rispetto a siti normali, abitati,
coltivati, come quelli coperti dalla rete Arpav – e ci sono buone ragioni di
ritenere che se il paragone fosse effettuato con la rete friulana Osmer o quella
trentina Meteotrentino i risultati non sarebbero molto diversi. L'ampiezza delle
differenze è perfino sorprendente. Troviamo infatti che le temperature minime
assolute delle doline paiono divergere mediamente di circa -20°C dai valori di
temperatura minima previsti a pari altitudine in base al modello basato sui dati
Arpav del giorno più freddo dell'inverno.
|
Tabella
2. Misure della particolarità della performance termica delle doline
rispetto a una rete meteorologica ordinaria come quella Arpav. |
||||||||
| Dolina | Altitudine [m slm] |
Tmin [°C] |
Scarto dalla retta Arpav [°C] |
Dolina | Altitudine [m slm] |
Tmin [°C] |
Scarto dalla retta Arpav [°C] |
|
|
Busa
di Manna |
2550 |
-43,8 |
-30,2 |
|
Campo
Rossignolo |
1160 |
-29,9 |
-19,6 |
|
Busa
delle Sponde Alte |
2393 |
-42,6 |
-29,4 |
|
Forte
Kerle |
1418 |
-30 |
-19,1 |
|
Campoluzzo |
1770 |
-40,3 |
-28,6 |
|
Prai
da Gom |
1047 |
-29 |
-18,9 |
|
Buco
del Ciglione |
1520 |
-36,4 |
-25,2 |
|
Malga
Millegrobbe |
1440 |
-29,5 |
-18,5 |
|
Busa
Novegno |
1475 |
-35,5 |
-24,4 |
|
Fossa
de Bena |
1023 |
-28,2 |
-18,2 |
|
Altopiano
di Erera-Brendol |
1678 |
-35,8 |
-24,3 |
|
Busa
del Grolla |
1545 |
-28,4 |
-17,2 |
|
Busa
di Malga Malera di Sotto |
1532 |
-34,9 |
-23,7 |
|
Conca
Prevala |
1811 |
-28,5 |
-16,7 |
|
Buse
di Carriola |
1212 |
-33,8 |
-23,3 |
|
Pozza
Morta |
1578 |
-27,8 |
-16,5 |
|
Busa
del Cuvolin |
2015 |
-34,4 |
-22,1 |
|
Pozzon
di Tovel |
1325 |
-27,1 |
-16,4 |
|
Busa
Cornetti Portule |
2167 |
-34,6 |
-21,9 |
|
Buse
Maran |
336 |
-23,1 |
-14,7 |
|
Busa
delle Vette |
1852 |
-33,2 |
-21,3 |
|
Piano
di Valmenera |
905 |
-24,1 |
-14,4 |
|
Lago
di Fosses |
2142 |
-33,8 |
-21,2 |
|
Doberdò |
35 |
-14,8 |
-7,1 |
|
Campo
di Sopra |
1284 |
-31,2 |
-20,6 |
|
Seginov
Dol |
179 |
-12,3 |
-4,2 |
| Busa di Val Longa |
2195 |
-33,3 |
-20,6 |
|||||
|
Altitudine media: 1466
metri Media tmin: -31°C
Media degli scarti: -19,9°C |
||||||||
Questo
rende chiaro come nelle doline si verifichino fenomeni assai particolari i cui
effetti sulle temperature minime sono tali da rendere le doline stesse pressoché
incomparabili con punti normali coperti dalle reti meteo standard in termini di
valori di freddo lì misurati. I valori riportati in tabella 2 indicano peraltro
nelle doline monitorate sull'Altopiano delle Pale di San Martino le due più
performanti, quelle cioè che si discostano maggiormente da valori tipici pari
quota in punti non-dolina, seguite da vicino dalla dolina di Campoluzzo
sull'Altopiano di Asiago. Un dettaglio da notare è il seguente: nella
graduatoria presentata in tabella 2, la nota stazione Arpav di Marcesina
figurerebbe appena 24a, con uno scarto di “soltanto” -15°C dal
valore stimato per l'Arpav alla stessa quota. Ciò sottolinea la stupefacente
capacità delle vere doline (categoria cui il pur molto freddo sito di Marcesina
non appartiene) di produrre e “amplificare” il freddo. I valori nell'ultima
colonna della tabella, infatti, ci dicono per ogni dolina “quanti gradi in
meno vi si sono verificati rispetto alla media delle stazioni Arpav alla stessa
quota”(è più corretto, ma più complicato, dire che quei valori
indicano quanto più freddo è stato rispetto al valore medio atteso in base al
modello basato sulla rete Arpav. I confronti cioè sono fatti rispetto a valori
stimati in base a un modello sotto vari assunti, e non rispetto a soli valori
effettivamente osservati alla stessa quota),
cioè quanto più freddo è stato lì rispetto a un luogo normale alla stessa altitudine.
7.
Le doline più performanti rispetto al comportamento tipico delle doline nel
2008/2009.
Se
nel paragrafo precedente i valori di temperatura minima assoluta raggiunti nelle
doline sono comparati con quelli raggiunti nella notte più fredda dell'inverno
2008/2009 in una rete meteorologica ordinaria per rendere evidente di quanto
esse divergono dai suoi valori tipici, in questo paragrafo le misure delle
doline saranno confrontate tra di loro, nel tentativo di indicare quali doline
manifestino le più sorprendenti temperature minime tenuto conto delle
rispettive altitudini e della caratteristica relazione fra temperatura minima e
altitudine che si desume dalle osservazioni in esse effettuate.
Per fare questo, dobbiamo calcolare, per ognuna delle 27 doline,
scartoi
= tmini - (-16,7-9,8*altitudinei)
ossia
scartoi
= tmini +16,7+9,8*altitudinei
il che equivale, in figura 7, a misurare (in verticale, cioè data l'altitudine) la distanza fra il punto che rappresenta ciascuna dolina e la retta del gradiente verticale fra le doline stesse. Questa misura indica di quanto il valore di temperatura minima in ciascuna dolina si allontani da quello che mediamente ci saremmo aspettati da una dolina qualunque di cui si conosca solo l'altitudine, e ci informa del grado per così dire di prestanza di ogni dolina tenendo conto della sua altitudine.
|
Tabella
3. Misura della particolarità della performance termica delle doline
rispetto ai valori espressi dalle doline stesse. |
||||||||
| Dolina | Altitudine [m slm] |
tmin [°C] |
Scarto dalla retta doline [°C] |
Dolina | Altitudine [m slm] |
tmin [°C] |
Scarto dalla retta doline [°C] |
|
|
Campoluzzo |
1770 |
-40,3 |
-6,4 |
|
Malga
Millegrobbe |
1440 |
-29,5 |
1,2 |
|
Buse
di Carriola |
1212 |
-33,8 |
-5,3 |
|
Piano
di Valmenera |
905 |
-24,1 |
1,4 |
|
Buco
del Ciglione |
1520 |
-36,4 |
-4,9 |
|
Busa
delle Vette |
1852 |
-33,2 |
1,5 |
|
Busa
Novegno |
1475 |
-35,5 |
-4,4 |
|
Busa
del Cuvolin |
2015 |
-34,4 |
1,9 |
|
Busa
di Malga Malera di Sotto |
1532 |
-34,9 |
-3,3 |
|
Doberdò |
35 |
-14,8 |
2,2 |
|
Buse
Maran |
336 |
-23,1 |
-3,1 |
|
Pozzon
di Tovel |
1325 |
-27,1 |
2,5 |
|
Altopiano
di Erera-Brendol |
1678 |
-35,8 |
-2,8 |
|
Busa
Cornetti Portule |
2167 |
-34,6 |
3,2 |
|
Busa
delle Sponde Alte |
2393 |
-42,6 |
-2,6 |
|
Busa
del Grolla |
1545 |
-28,4 |
3,3 |
|
Busa
di Manna |
2550 |
-43,8 |
-2,3 |
|
Lago
di Fosses |
2142 |
-33,8 |
3,8 |
|
Prai
da Gom |
1047 |
-29,0 |
-2,1 |
|
Pozza
Morta |
1578 |
-27,8 |
4,3 |
|
Campo
di Sopra |
1284 |
-31,2 |
-2,0 |
|
Busa
di Val Longa |
2195 |
-33,3 |
4,8 |
|
Campo
Rossignolo |
1160 |
-29,9 |
-1,9 |
|
Conca
Prevala |
1811 |
-28,5 |
5,8 |
|
Fossa
de Bena |
1023 |
-28,2 |
-1,5 |
|
Seginov
Dol |
179 |
-12,3 |
6,1 |
| Forte Kerle | 1418 | -30,0 | 0,5 | |||||
In
tabella 3 sono riportati i valori ottenuti dal calcolo appena descritto. In essa
si osserva una generale diminuzione dell'entità degli scarti dai valori attesi
a pari quota. Questo dipende dal fatto che stiamo confrontando una serie di siti
freddi tra di loro, e non come in precedenza una serie di siti freddi con un
insieme di siti più o meno normali quali paesi, città, campagne, colline,
fondovalle, versanti, eccetera, fra i quali compaiono cioè molti siti di clima
mite o relativamente caldo.
Si può osservare anche come sia venuta meno la prevalenza di siti ad
elevate altitudini fra quelli con divergenze più grandi in negativo, al punto
da far risaltare in prima posizione non più l'alta dolina di Busa di Manna fra
le Pale di San Martino, ma la più bassa Campoluzzo. Notevole è anche la
comparsa fra le prime posizioni di una dolina di altitudine veramente bassa come
Buse Maran, che ha ben prodotto una minima di appena -23°C, ma la ha sviluppata
all'altitudine di soli 336 metri sul livello del mare.
8.
Un risultato preliminare: il gradiente altitudinale di temperature minima
assoluta nelle doline nella stagione 2009/2010.
Grazie
alla pubblicazione da parte di Meteotriveneto delle temperature rilevate giorno
per giorno, anche con l'utilizzo di dati cortesemente concessi dall'Arpav, è
possibile effettuare un'analisi del gradiente verticale di temperatura minima
assoluta nelle doline relativa all'ultima stagione invernale, quella 2009/2010.
Nel 2009/2010 sono stati resi disponibili i dati di temperatura minima
assoluta di 49 siti, di cui 34 classificati come doline e 15 come “siti
freddi”. Questi ultimi sono punti caratterizzati da microclimi particolarmente
freddi che non hanno però la morfologia a conca chiusa che caratterizza le
doline vere e proprie, grandi o piccole che siano. Alcuni dei valori relativi
alle doline si riferiscono a punti di monitoraggio doppi e in un caso quadrupli.
Ad esempio vi sono due postazioni a Campoluzzo, e ben tre postazioni a Busa
Novegno: due postazioni sul fondo, una postazione in versante nella dolina in un
punto rialzato dal fondo, e una postazione sulla sella di tracimazione della
dolina. Per questa ragione in questo paragrafo saranno analizzati solo i valori
rilevati in postazioni ottimali sul fondo della dolina. Rimangono così a
disposizione 31 valori di temperatura minima assoluta, ciascuno relativo al
fondo di una dolina diversa. In tabella 4 sono presentate alcune statistiche
descrittive relative a tali valori.
|
Tabella
4. Statistiche descrittive per altitudine e temperatura minima assoluta
2009/2010 delle doline. |
||||
| Media | Deviazione standard |
Minimo | Massimo | |
|
Temperatura
minima (°C) |
-33,9 |
6,0 |
-47,0 |
-22,6 |
| Altitudine (m slm) | 1633,3 | 499,9 | 35,0 | 2546,0 |
|
N = 31 |
||||
Come
possiamo vedere, si è avuta nel 2009/2010 una media delle temperature minime
assolute pari a -33,9°C ad un'altitudine media di 1633,3°C. Le minime assolute
registrate sono comprese tra circa -23°C e -47°C, mentre le altitudini sono
comprese tra 35 e 2546 metri slm.
Ai dati di temperatura minima assoluta di ciascuna dolina, a ognuno dei
quali è associato il corrispondente dato di altitudine, è possibile applicare
nuovamente un modello di regressione lineare semplice, che ci consentirà di
stimare il gradiente di temperatura minima assoluta per altitudine delle doline.
Partendo
cioè dall'equazione
Ŷ
= a + b*altitudine
sarà possibile stimare i coefficienti a e b della retta, corrispondenti rispettivamente all'intercetta – ossia a una stima della temperatura minima assoluta delle doline al livello del mare – e della pendenza, ovvero una quantificazione della decrescita della temperatura minima al crescere dell'altitudine. In tabella 5 sono riportati i risultati di questa regressione.
|
Tabella 5. Analisi di regressione delle temperature minime per altitudine nelle doline relative alla stagione 2009/2010. Stime dei minimi quadrati con errori standard robusti e intervalli di confidenza basati sugli errori standard robusti. |
||||||
|
N |
31 |
|
|
|
|
|
|
F(
1,29) |
19,8 |
|
|
|
|
|
|
Prob
> F |
<0,001 |
|
|
|
|
|
|
Varianza
spiegata |
40% |
|
|
|
|
|
|
RMSE |
4,69 |
|
|
|
|
|
| Coefficiente | Stima | Errore standard | t-value | P>|t| | Limiti intervallo di confidenza al 95% | |
| inferiore | superiore | |||||
|
altitudine
(b) |
-7,6 |
1,37 |
-5,57 |
<0,001 |
-10,4 |
-4,8 |
| intercetta(a) | -21,4 | 2,14 | -10,02 | <0,001 | -25,8 | -17,1 |
Riportando
i coefficienti al posto dei parametri da stimare nell'equazione della
regressione otteniamo
Ŷ
= -21,4 -7,6*altitudine
dove
l'altitudine è espressa in migliaia di metri. Tale risultato indica una stima
di -21,4°C della temperatura minima assoluta media per le doline al livello del
mare (non lontana dal valore di -22,6 osservato alla conca di Doberdò a 35
metri slm), e una decrescita della temperatura minima assoluta stagionale di
ulteriori 7,6°C ogni 1000 metri di altitudine. Nel caso del 2009/2010, come
vediamo, il gradiente verticale di temperatura non risulta accentuato come
quello del 2008/2009, e infatti il suo intervallo di confidenza (-10,4 / -4,8)
contiene il gradiente di -6,5°C/1000 metri comunemente indicato in letteratura
come valore medio, precedentemente corroborato tramite i radiosondaggi e i dati
di stazioni meteorologiche al suolo. Ciò indica che in base ai dati disponibili
l'ipotesi che il gradiente verticale di temperatura minima assoluta 2009/2010
fra le doline sia pari a quello ordinario di -6,5°C/1000 metri non può essere
respinta. Questo risultato, contrastante con quello ottenuto esaminando i dati
del 2008/2009, può forse spiegarsi in base ad alcune caratteristiche della
stagione di monitoraggio presa in considerazione, nella quale si sono avute in
alcune occasioni delle masse d'aria a bassa temperatura, ma generalmente in
presenza di ventilazione, che può aver disturbato in particolare le doline più
alte, generalmente più esposte ai venti sinottici, “attenuandone” per così
dire i valori minimi raggiungibili, mentre per alcuni giorni si sono avute
condizioni molto favorevoli al verificarsi di temperature minime estreme alle
basse quote.

Fig. 8. Regressione di temperatura minima
per altitudine nelle doline relativa alla stagione di monitoraggio 2009/2010. I
numeri accanto ai punti identificano ciascuna dolina in tabella 6.
Come
in precedenza, per valutare le temperature minime di ciascuna dolina rispetto
alla sua altitudine, anche in questo caso possiamo calcolare la differenza tra
il valore atteso “previsto” in base al modello di regressione e la
temperatura minima effettivamente osservata in ciascuna dolina, attraverso la
formula
scartoi
= tmini - (-21,4-7,6*altitudinei)
ossia
scartoi
= tmini +21,4+7,6*altitudinei
ottenendo così i valori contenuti in tabella 6, la
quale ci indica nell'ultima colonna, per ogni dolina, di quanto e in quale
direzione essa si discosti dal comportamento tipico complessivo delle doline nel
loro nella temperatura minima assoluta dell'inverno 2009/2010.
|
Tabella
6. Misura della particolarità delle performance termiche delle doline
rispetto ai valori espressi dalle doline stesse. Stagione 2009/2010. |
||||||||||
| n | dolina | Altitudine [m slm] |
Tmin [°C] |
Scarto dalla retta [°C] |
n | dolina | Altitudine [m slm] |
Tmin [°C] |
Scarto dalla retta [°C] |
|
|
1 |
Pra'
Campofilone |
1621 |
-40,9 |
-7,1 |
|
17 |
Col
dei Scios |
1286 |
-31,2 |
0,1 |
|
2 |
Busa
Candaglia |
1246 |
-37,8 |
-6,9 |
|
18 |
Lago
di Fosses |
2142 |
-37,4 |
0,4 |
|
3 |
Busa
di Manna |
2546 |
-47,0 |
-6,1 |
|
19 |
Prai
da Gom |
1047 |
-28,7 |
0,7 |
|
4 |
Erera-Brendol |
1678 |
-40,1 |
-5,9 |
|
20 |
Conca
Prevala |
1783 |
-32,3 |
2,7 |
|
5 |
Sponde
Alte |
2393 |
-45,5 |
-5,8 |
|
21 |
Busa
delle Vette |
1852 |
-32,8 |
2,8 |
|
6 |
Campoluzzo |
1765 |
-39,7 |
-4,8 |
|
22 |
Busa
Verle Vezzena |
1432 |
-28,8 |
3,6 |
|
7 |
Alpe
Nana |
2062 |
-41,9 |
-4,7 |
|
23 |
Buse
di Collalto |
2267 |
-35,1 |
3,6 |
|
8 |
Buse
di Carriola |
1212 |
-34,9 |
-4,2 |
|
24 |
Malga
Malera |
1528 |
-29,1 |
4 |
|
9 |
Malga
Spora |
1835 |
-38,3 |
-2,9 |
|
25 |
Ciglione |
1520 |
-28,6 |
4,4 |
|
10 |
Pozza
Tramontana |
2097 |
-40,2 |
-2,8 |
|
26 |
Pian
Pescu' |
2112 |
-32,8 |
4,7 |
|
11 |
Busa
de Palughet |
1194 |
-33,0 |
-2,4 |
|
27 |
Pozza
Morta |
1578 |
-28,0 |
5,5 |
|
12 |
Valmenera |
905 |
-30,2 |
-1,9 |
|
28 |
Malga
Millegrobbe |
1440 |
-26,6 |
5,8 |
|
13 |
Campo
di Sopra |
1284 |
-32,9 |
-1,7 |
|
29 |
Cornetti
Portule |
2167 |
-32,1 |
5,9 |
|
14 |
Busa
Novegno |
1475 |
-34,3 |
-1,6 |
|
30 |
Malga
Lancia |
1780 |
-26,7 |
8,3 |
|
15 |
Malga
Pozze |
1808 |
-36,6 |
-1,4 |
|
31 |
Busa
del Grolla |
1544 |
-24,8 |
8,4 |
| 16 | Doberdò |
35 |
-22,6 | -0,9 | ||||||
Possiamo
così osservare ancora una volta come i livelli di temperatura minima raggiunti
dalle doline tenendo conto dell'altitudine non siano necessariamente più
interessanti per le doline alle quote più alte. Nelle prime sei posizioni
troviamo infatti quattro doline sotto i 1800 metri, e quella ove si è
registrato la temperatura minima assoluta più bassa del gruppo pari a -47°C -
peraltro notevolissima - figura in terza posizione preceduta da due doline più
basse ma di prestazioni di grandissimo interesse data l'altitudine quali Pra'
Campofilone e Busa Candaglia. Rimane da espolorare e da comprendere in quale
misura questo possa di volta in volta dipendere da condizioni sinottiche
favorevoli ad alcune doline o alcune aree rispetto ad altre, oppure in modo
relativamente stabile e sistematico da caratteristiche topografiche delle varie
doline quali diametro, profondità, conformazione, sky-view factor o
altri parametri ancora non investigati.
Riferimenti
bibliografici
Aeronautica Militare (1981). Tabelle
climatologiche. Dati in quota (edizione 1981). AM, Centro nazionale di
meteorologia e climatologia aeronautica. Servizio climatologia e documentazione.
Claps P., Giordano P., Laguardia G.
(2003). Analisi quantitativa della distribuzione spaziale delle temperature
medie in Italia. Politecnico di Torino, Dipartimento di Idraulica, Trasporti
ed Infrastrutture Civili, Working Paper 2003-02.
Claps P., Sileo C. (2001). Caratteri
termometrici dell'Italia meridionale. L'Acqua, 5, pp. 23-31.
Colacino M., Conte M. (1995). La
meteorologia. Milano, Felice 2000.
Gujarati
D. (2003). Basic Econometrics. 4th ed. New York, McGraw-Hill.
Rigutti A. (2007). Meteorologia.
Firenze; Milano, Giunti Editore.
Wannacott T., Wannacott R. (2009). Introduzione
alla statistica. Milano, Franco Angeli.
Riproduzione anche
parziale consentita solo previa autorizzazione